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GIRL' KITCHEN: LA RISTORAZIONE AL FEMMINILE SECONDO RESTOPOLIS

In un recente sondaggio condotto in alcune delle migliori società della ristorazione tra cui il gruppo Batali-Bastianich (tra i leader per l'alta ristorazione), negli Stati Uniti il settore della ristorazione si sta tingendo sempre più di rosa. Il 30-50% dello staff delle cucine è infatti rappresentato da donne. E in Italia?

“Nella nostra esperienza abbiamo osservato che in proporzione al numero di uomini operanti nel settore horeca, l’altra metà del cielo è ancora una minoranza, sebbene in netto aumento”, spiega Almir Ambeskovic, Ceo & Co-Founder di restOpolis,servizio leader in Italia per la prenotazione online di ristoranti anche via app. “Ci auguriamo di trovare sempre più donne nel settore anche perché spesso si dimostrano più ricettive alle novità e all’adozione di strumenti innovativi”.

In occasione della Festa della Donna, restOpolis (www.restOpolis.it) ha deciso di fare il punto raccogliendo le testimonianze di alcune delle Chef e Ristoratrici presenti sulla piattaforma. Ad ascoltare le loro esperienze, la differenza di genere non è valutata come un ostacolo, ma come un potenziale che arricchisce la cucina italiana.

Paola Tosi

Titolare e sommelier del Ristorante Il Ritrovo a Carate Brianza, inaugurato nel 2005 insieme al compagno e Chef Roberto Pirelli.

Nella storia la ristorazione è sempre stata un mondo maschile: solo in questi ultimi anni si può notare una leggera variazione verso le "quote rosa" (vedi la nascita di associazioni come "Le donne del Vino"), anche se non è una strada facile. Per quanto riguarda la mia esperienza, mi sono avvicinata alla ristorazione "per amore", dato che il mio compagno è uno Chef.

Con lui ho aperto 8 anni fa il "Ristorante Il Ritrovo", sebbene fossi già orientata al settore, provenendo dal mondo dell’organizzazione di eventi. Con l’esperienza, ho capito che la gestione vincente del ristorante, almeno nel nostro caso, non si ottiene applicando una formula da manuale, ma seguendo i desideri dei nostri ospiti che ci chiedono accoglienza come fossero a casa loro e un servizio attento e cordiale. Personalmente, mi sento l'intermediaria giusta per ottenere il risultato perfetto e credo che per tali aspetti l'occhio, l'esperienza e il sesto senso di una donna sicuramente aiutano. Per quanto riguarda la vita privata, rassicuro tutte coloro che si avvicinano a tale professione. Sono mamma di un bimbo e di una bimba che nascerà alla fine di Marzo: incastrare tutto non è semplice, ma basta trovare collaboratori e collaboratrici che capiscano quali sono le basi sulle quali si lavora, renderli sensibili al meglio! Tutto è possibile!

Tunde Pecsvari

Ungherese, 35 anni, da 18 vive a Milano. Sommelier diplomato AIS, la sua passione è il Brunello e tutti i vini di Montalcino. E’ Partner e sommelier dell’ Osteria Brunello e di Bento Sushi Restaurant.

La situazione delle donne che lavorano in cucina è identica a quella degli uomini: moltissimo sacrificio, disciplina, rigore, orari sfiancanti e poco tempo libero. Le difficoltà per tutti (anche per i titolari, uomini o donne che siano) sono rappresentate dallo stress fisico e mentale e dalla mancanza di tempo libero da dedicare alla vita privata.

Le soddisfazioni, quando si lavora bene, sono tante: non c'è nulla di più gratificante che vedere gli ospiti soddisfatti di un piatto riuscito, di una bella serata e di un'esperienza memorabile. Per quanto riguarda la mia esperienza, non ho alcun preconcetto verso gli uomini o le donne, in cucina o in sala.

Quando siamo alla ricerca del personale, l'ultima cosa che guardo in un curriculum è se è stato inviato da una donna o da un uomo perché proprio non importa. Contano gli studi, l'esperienza acquisita sul campo, la determinazione, la serietà, l'affidabilità. Ho sempre lavorato sia con donne che con uomini in tutti i reparti del ristoranti, non ho mai notato alcuna differenza tra l'approccio femminile e maschile. Alla fine la spunta chi è più professionale e competente.

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